L’evoluzione dei rapporti

Figli adulti e genitori anziani

Il cambiamento sociale legato all’allungamento della speranza di vita cela nuove sfide per ognuno di noi. Questa trasformazione determina anche un mutamento dei rapporti e quindi nuovi compiti sia per i figli adulti sia per i genitori anziani.

Il rapporto genitori-figli nelle varie fasi della vita

Il tema della cura e dell’assistenza dei genitori anziani tocca di fatto ognuno di noi. Si tratta di un argomento molto vasto, almeno quanto lo è l’evoluzione del rapporto tra figli e genitori e viceversa. Nel corso della vita, questa relazione attraversa di continuo nuove fasi caratterizzate da elementi diversi.

L’infanzia è contraddistinta in particolare da un profondo attaccamento tra le generazioni, un legame dovuto al fatto che i figli sono largamente dipendenti dai genitori e fanno ciò che questi ultimi dicono, consigliano o richiedono loro. Segue abbastanza velocemente la fase delle pubertà, caratterizzata non più dall’attaccamento, ma al contrario dalla delimitazione: l’adolescente vuole tutto fuorché assomigliare alla madre o al padre, considerati fuori moda, già vecchi e con un’idea completamente antiquata della vita. Per trovare se stesso, l’adolescente deve in parte distaccarsi dalla generazione dei genitori e delimitare i propri spazi. Durante l’età adulta le due generazione vivono una fase di autonomia reciproca, ossia un rapporto di coesistenza nel quale i genitori e i figli adulti hanno dei punti in comune e vivono in modo autonomo e indipendente gli uni dagli altri.

Segue infine la fase della vecchiaia. È qui che emerge la domanda: di cosa abbiamo bisogno adesso? La risposta è: abbiamo bisogno di un nuovo legame equilibrato.

Quando i genitori necessitano di assistenza, la famiglia tende a riunirsi facendo riaffiorare i vecchi modelli familiari. Ritornare al legame dell’infanzia? No, non è la soluzione giusta. Tante cose sono successe e ognuno ha vissuto le proprie esperienze personali che hanno influenzato e modificato i rapporti. Il legame deve esistere, ma essere equilibrato. È necessario valutare insieme quale tipo di rapporto sia possibile in seno alla famiglia e trovare un buon equilibrio.

La maturità filiale

I rapporti nell’età adulta celano particolari sfide. Questa situazione è analizzata in profondità dal concetto della maturità filiale, secondo il quale il rapporto genitori-figli attraversa una fase completamente nuova all’insorgere del bisogno di assistenza. In altre parole, i figli tra i 40 e i 50 anni non percepiscono più i genitori come esseri primari, ma semplicemente come un sostegno e, anche se vivono in completa autonomia, sono felici di sapere che ci sono. In questa nuova fase, invece, si nota il sopraggiungere di un certo bisogno. Qualcosa cambia.

In psicologia questo stadio è descritto anche come il manifestarsi di un nuovo sentimento di amore e affetto, che subentra quando il figlio adulto riesce a vedere per la prima volta i suoi genitori non solo come tali, ma anche come individui dotati di interessi e di una storia personale. I genitori non sono più soltanto mamma e papà, bensì persone con obiettivi, desideri e sogni realizzati o no. Si tratta di sviluppare rispetto per la loro storia nonché un comportamento filiale maturo. Tutto ciò coincide spesso con una crisi. In molti casi, infatti, quando un genitore diviene a sua volta bisognoso di assistenza emerge nel figlio adulto un sentimento di insicurezza legato al fatto che tale cambiamento influirà anche sulla sua vita. Soltanto quando quest’ultimo sarà riuscito a elaborare la crisi, a diventare adulto e maturo, a trattare e a percepire i genitori come adulti potrà assumersi, almeno in parte, la responsabilità delle loro cure e della loro assistenza.

Ciò che non deve accadere in questa fase è un’inversione dei ruoli. La figlia non deve diventare madre della sua stessa madre. Tale problema si manifesta spesso e grava sui figli, spingendoli a trattare gli anziani come se fossero bambini senza prenderli sul serio.

Nei casi in cui vi è un bisogno di assistenza, l’equilibrio tra il dare e il ricevere può cambiare, trovare un nuovo punto di incontro, i figli però restano tali fino all’ultimo respiro dei genitori.

Le persone che sono riuscite a superare questa crisi danno affetto ai propri genitori in modo autonomo e spontaneo, perché lo desiderano e non perché si sentono in debito per quello che i genitori hanno fatto per loro oppure perché i fratelli e le sorelle dicono: «Hai ereditato tu la casa. Ora occupati anche di mamma e papà. Sei tu quello che ha ricevuto di più». Le persone che hanno raggiunto la maturità filiale si prendono cura dei propri genitori in maniera spontanea e indipendente, non perché si sentono in obbligo in quanto è dovere di un buon figlio o di una buona figlia, ma perché lo vogliono. 
Sono anche consapevoli degli importanti influssi positivi e negativi che hanno vissuto attraverso i propri genitori.

Queste persone riescono inoltre a immedesimarsi nella persona anziana che perde le forze invecchiando; capiscono cosa significa affrontare le numerose perdite sul piano fisico, psichico, mentale e sociale, cosa significa quando le aspettative di vita si accorciano sempre di più; riescono a mettersi nei panni del genitore anziano.

Ultimo indice della maturità filiale è l’autonomia emozionale e, allo stesso tempo, la sicurezza della qualità del rapporto. Ciò significa semplicemente essere dotati di un comportamento emotivo autonomo che permette di porre dei limiti: la persona si sente indipendente perché i rapporti sono stabili e sicuri.

Ultimo punto fondamentale è la facoltà di tenere sotto controllo i sensi di colpa inopportuni per evitare di sprofondare nell’abnegazione. I sensi di colpa inducono in errore. Le persone dotate di maturità filiale sanno riconoscere e distinguere un «senso» di colpa da una colpa reale. 

Maturità genitoriale

Anche i genitori anziani devono assumere un compito altrettanto importante: sono infatti tenuti a sviluppare a loro volta una maturità parentale. Devono imparare ad accettare la loro condizione di invecchiamento e indebolimento nonché a riconoscere e tollerare le responsabilità assunte dai figli.

Accettare tutto questo è estremamente difficile per gli anziani. Per farlo, infatti, devono abbandonare il desidero di offrire sostegno in maniera reciproca e acconsentire a un rapporto ormai impari. La pratica mostra che tutto ciò è per loro estremamente complicato. Anche se dai sondaggi emerge che gli anziani preferiscono essere assistiti dal coniuge e soltanto in secondo luogo dai figli, si rendono conto della difficoltà di trasmettere la responsabilità a questi ultimi solo quando il momento di farlo è effettivamente arrivato.

I genitori anziani sono infine tenuti a crearsi attivamente la propria cerchia sociale evitando di appoggiarsi esclusivamente sui figli.

Consigli finali

Nel caso in cui emerga un bisogno di assistenza, è naturale chiedersi quale sia il segreto per un rapporto riuscito. Non esiste una ricetta segreta, ma alcuni consigli possono rivelarsi utili.

Le aspettative inespresse sono spesso l’origine di tutti i problemi. Parlare apertamente delle proprie attese e dei propri desideri può aiutare.

Un altro punto fondamentale è:

Rispettare dei limiti – non nel senso di escludere, ma nel senso di osservare dei limiti nel rapporto genitori-figli proprio per il forte legame che li lega gli uni agli altri.

L’ultimo punto è il rispetto. Avere stima e rispetto reciproco e tenere presente che in questa situazione un lungo rapporto e una lunga vita insieme hanno un immenso valore. Le famiglie non devono preoccuparsi di come gli altri hanno gestito una situazione simile, ma trovare la propria maniera di affrontare il bisogno di cure da parte dei genitori e continuare a percorrere questo cammino a prescindere dalle scelte fatte da terzi.

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