25. Ottobre 2018

Come le imprese possono sostenere i collaboratori che curano un familiare malato

Intervista al capo del personale della CRS

L’aiuto ai caregiver familiari tramite offerte di assistenza, sostegno, formazione e consulenza è insito nell’opera della Croce Rossa Svizzera. Ma qual è la sua politica nei confronti dei suoi stessi collaboratori e cosa fa per loro? Kurt Buntschu, capo del personale della CRS, risponde a queste domande.

[Christine Rüfenacht]: Immagino che per i collaboratori non sia facile rivelare il loro lavoro di caregiver. Perché invece dovrebbero farlo?

[Kurt Buntschu]: È vero, ci vuole molto coraggio per parlare apertamente della propria situazione. Però consiglio a tutti di farlo, soprattutto se vi è il rischio di ripercussioni sulla propria situazione lavorativa. La sincerità migliora la fiducia. E questo rapporto di fiducia viene messo a repentaglio se, ad esempio, si mente sui motivi della propria assenza. Inoltre più si aspetta, più diventa complicato trovare una soluzione nel caso in cui il collaboratore non riesca più ad avere lo stesso rendimento o soffra di un carico eccessivo a causa dell’elevato livello di stress. Da noi la trasparenza ha già dato i suoi frutti: dopo aver comunicato apertamente, diversi collaboratori riescono a gestire meglio la loro situazione. 

Quanti collaboratori della CRS si occupano di un parente bisognoso di cure?

Penso che siano più numerosi di quelli di cui siamo a conoscenza. Indagini esterne hanno dimostrato che circa il 12 per cento dei dipendenti prestano anche assistenza a un familiare malato. Alla CRS questa percentuale corrisponderebbe a una cinquantina di persone. La CRS non intende però definire chi può essere considerato caregiver e chi no, perché le situazioni possono essere molto diverse le une dalle altre. Sappiamo ad esempio che una collaboratrice sta curando la madre gravemente malata per tre settimane, mentre un altro collaboratore si occupa da mesi della moglie affetta da depressione. La CRS fa sì che le condizioni per avvalersi del sostegno destinato ai caregiver rimangano del tutto accessibili e conta sulla fiducia reciproca.

In che modo la CRS sostiene i collaboratori che assistono un parente malato?

I collaboratori hanno il diritto di richiede un congedo per la cura del parente o per l’organizzazione di quest’ultima. Possono assentarsi per due giorni senza presentare un certificato medico, richiesto solo a partire dal terzo giorno di assenza, a differenza di quanto stabilito dal Codice delle obbligazioni (art. 36 cpv. 3 LL: su presentazione di un certificato medico, il datore di lavoro deve concedere un permesso, fino a tre giorni, ai lavoratori che hanno responsabilità familiari per il tempo necessario alle cure dei figli ammalati). La CRS offre anche la possibilità di ridurre la propria percentuale occupazionale del 20 per cento fino a un minimo del 60 per cento, senza limitazioni temporali, il che è particolarmente importante per cure di lunga durata. La CRS presta infine un aiuto finanziario ai collaboratori con difficoltà economiche, che possono interessare anche i caregiver familiari.

Come sono nate queste misure? C’è stato un caso specifico che ne ha richiesto la creazione?

La misura che esiste da più tempo per conciliare lavoro e cure è la custodia di bambini a domicilio, la quale permette ai collaboratori di far accudire il proprio figlio malato mentre loro sono al lavoro. In passato per obblighi familiari si intendeva principalmente la maternità, mentre situazioni di altro tipo venivano per lo più tralasciate. Oggi questo concetto include contesti molto più svariati e siamo decisamente più consapevoli dei problemi che coinvolgono i caregiver familiari, anche grazie all’intervento di alcuni collaboratori e del comitato che li rappresenta.

Sussistono ancora lacune che la CRS vorrebbe colmare?

In futuro desideriamo offrire ai collaboratori interessati una consulenza esterna di qualità. Nella maggioranza dei casi i dipendenti ricercano da soli la soluzione concreta che fa per loro e ne parlano in seguito con il servizio del personale. Per alcune questioni molto complesse, come l’eventuale riduzione del salario, preferiamo però indirizzare i collaboratori verso una consulenza esterna. Non vogliamo metterli nella situazione di dover parlare con il loro datore di lavoro di tutti gli aspetti più intimi della loro vita, come spesso è necessario fare in un colloquio di questo tipo. Nel prossimo sondaggio rivolto ai collaboratori introdurremo alcune domande specifiche sul tema della conciliabilità tra lavoro e vita privata. Se emergeranno delle lacune ci impegneremo a colmarle.

Perché alla CRS sta così a cuore sostenere i caregiver familiari?

È il compito della CRS, in quanto istituzione attiva in ambito umanitario, preoccuparsi del benessere dei propri collaboratori. Desideriamo che tutti coloro che lavorano qui la considerino un datore di lavoro affidabile, anche in situazioni personali complicate, affinché ciò si rifletta positivamente sulla loro motivazione e sul loro legame con l’organizzazione. Nei nostri seminari e nei nostri incontri ci impegniamo sempre di più anche per sensibilizzare i quadri in modo che possano riconoscere velocemente i segnali di un burnout o di un’altra situazione che potrebbe limitare le capacità di lavoro

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